Fecondazione eterologa al via in Emilia-Romagna

Sarà gratuita nelle strutture pubbliche. Ecco le linee guida presentate dall'assessore regionale Lusenti: "Norme che danno ordine, funzionamento e disciplina all'esercizio di un diritto riconosciuto dopo la sentenza della Corte Costituzionale"
REGGIO EMILIA Al via in Emilia-Romagna la fecondazione eterologa, che sarà gratuita nelle strutture sanitarie pubbliche. La Regione ha predisposto le proprie linee guida, che definiscono le modalità di erogazione e i criteri di autorizzazione per le strutture sanitarie. Il documento è stato presentato oggi in conferenza stampa dall’assessore alle Politiche per la salute, Carlo Lusenti e, considerata la natura urgente del provvedimento, sarà adottato la prossima settimana con una delibera di Giunta. Il testo recepisce le linee guida nazionali, condivise e approvate ieri dalla Conferenza delle Regioni e Province autonome.

LA MAPPA DEI CENTRI
 
«Con l’accordo raggiunto ieri - ha affermato Lusenti - le Regioni hanno assolto in modo molto tempestivo all’impegno preso a metà agosto: condividere regole comuni di funzionamento che rendano esigibile per le coppie un diritto riconosciuto dopo la sentenza della Corte Costituzionale». Già dalla prossima settimana, non appena entrerà in vigore la delibera regionale, le coppie potranno recarsi nei ventuno centri - pubblici e privati - di procreazione medicalmente assistita presenti in Emilia-Romagna, per effettuare i colloqui con i medici, ai quali compete la decisione di consigliare la tecnica più idonea per la coppia.
«Le linee guida - ha spiegato l’assessore - danno ordine e disciplinano l’esercizio di un diritto, e al tempo stesso garantiscono equità di accesso alle prestazioni e sicurezza per la salute dei cittadini che ricorrono alla fecondazione eterologa». Per quanto riguarda il tema economico, cioè l’incidenza che l’introduzione di questa tecnica avrà sul sistema sanitario nazionale, l’assessore ha affermato: «La differenza di costi tra la procreazione medicalmente assistita omologa ed eterologa è marginale - ha spiegato - e riguarda essenzialmente la spesa per la conservazione del registro e la crioconservazione dei gameti. In Emilia-Romagna ogni anno sono circa 4.500 le coppie che fanno ricorso alla fecondazione omologa e stimiamo che con l’eterologa aumenteranno circa del 10-15%».

I contenuti del documento
Le linee guida definiscono i criteri di selezione dei donatori e dei riceventi, gli esami infettivologici e genetici da effettuare, il numero di donazioni che un donatore o donatrice può effettuare, le regole sull’anonimato dei donatori, i criteri di esecuzione della fecondazione eterologa, la tracciabilità delle donazioni.
Come per la fecondazione omologa, tutti gli esami, i controlli e la metodica sono a carico del Servizio sanitario nazionale, con il limite massimo di 43 anni per le donne riceventi e un numero massimo di 3 cicli da effettuare nelle strutture pubbliche. La compartecipazione alla spesa (il ticket) è prevista solo per gli esami diagnostici e di valutazione dell’idoneità per entrambi i componenti della coppia, precedenti all’avvio della procedura. Gratuita e volontaria è la donazione, così come gli esami e i controlli che devono effettuare donatori e donatrici. I donatori maschi devono avere un’età tra i 18 e i 40 anni, le donatrici tra i 20 e i 35 anni.

I centri di procreazione medicalmente assistita in Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna sono 21 i centri autorizzati (10 pubblici e 11 privati) per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Delle 10 strutture pubbliche, 4 sono di primo livello (effettuano l’inseminazione artificiale, a bassa complessità organizzativa e tecnico-professionale), mentre le altre (sempre pubbliche) sono autorizzate a utilizzare anche tecniche di secondo-terzo livello (fecondazione in vitro e fecondazione attraverso l’iniezione dello spermatozoo all’interno del citoplasma). Per il privato, su 11 centri, 4 sono di primo livello, gli altri di secondo-terzo.
Tutte le strutture che eseguono procedure di procreazione medicalmente assistita possono già effettuare la fecondazione eterologa, come previsto dal documento approvato dalla Conferenza delle Regioni. Rispetto ai nuovi ulteriori requisiti specifici di autorizzazione per la fecondazione eterologa, le linee regionali individuano un periodo di transizione entro il quale le strutture, sia pubbliche che private, devono adeguarsi (entro il 31 dicembre 2014).
In attesa di realizzare un registro nazionale dei donatori che possa consentire la tracciabilità dei dati tra donatore e nato, pur garantendo l’anonimato, ogni centro conserverà le proprie banche dati e non potrà, per motivi di sicurezza, scambiare i gameti con altri centri.
Nel 2013 i centri dell’Emilia-Romagna hanno trattato con tecniche di primo livello 794 pazienti (ultimo dato aggiornato del Registro nazionale), di cui 507 nelle strutture pubbliche e 287 nelle private. L’attività di secondo e terzo livello ha riguardato 3.820 pazienti, di cui 2.358 nei centri pubblici e 1.462 in quelli privat
 

Eterologa. Banca del seme vuota la fecondazione slitta

A Firenze partono solo le visite, a Viareggio si aspetta ottobre, di Ilaria Bonuccelli.

Ci sono gli ambulatori. E i centri di procreazione assistita. Le banche del seme, però, sono vuote. E per cominciare la fecondazione eterologa ci vorranno mesi. Anche a Firenze, a Careggi, dove le prime visite sono iniziate ieri: 8 coppie su 184, una lista d’attesa che arriva fino a marzo. All’ospedale Versilia, non hanno ancora fatto i calcoli, anche se le coppie che hanno contattato il Centro regionale di procreazione assistita sono quasi il doppio, 300. In verità, non hanno neppure iniziato le visite: contano di partire a fine settembre, quando potranno dare risposte e tempi certi a chi cerca di avere un figlio.
«È quello che ci si deve aspettare da un centro regionale», osserva il primario di ginecologia, Giampaolo Cima. E dalla Toscana che per prima in Italia ha regolamentato la fecondazione eterologa, dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge 40 e tutti i suoi paletti sulla procreazione assistita. La Conferenza delle Regioni l’ha presa a modello per le nuove linee guida della materia. Il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, reclama una legge per mettere ordine nella materia. Replica il governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Una legge del parlamento non serve per partire». Certo serve per definire la questione dell’anonimato dei donatori e tutte le questioni etiche, sottolinea l’assessore regionale alla sanità, Luigi Marroni. Ma non per le procedure sanitarie «anche se - ammette Marroni - serviranno almeno un paio di mesi per essere davvero operativi: esami, cure ormonali, impianto degli ovuli». Soprattutto - osserva Cima - per creare una banca con ovociti e spermatozoi. Infatti il direttore della banca regionale del seme ipotizza i primi impianti in primavera, mentre a Careggi parlano di novembre.
«Nessuna struttura pubblica esordisce la dottoressa Cristiana Parri, responsabile del centro regionale - può avere oggi una banca del seme: la legge 40 ci proibiva l’eterologa. Quindi, ripartiamo da zero. E non sarà semplice». Soprattutto non sarà facile trovare donatrici di ovociti, precisa: «Il primo passo da compiere sarà chiedere una donazione alle donne che si presentano per la fecondazione omologa. Visto che si sottopongono a un trattamento per la procreazione assistita, potremo verificare se sono disponibili a lasciare gli ovociti in sovrannumero (“egg sharing”, condivisione ovuli)». Ma ci sono due fattori da considerare: che siano donatrici compatibili, secondo i parametri delle linee guida regionali e che siano disposte a donare gli ovociti. Potrebbero, infatti, volerli congelare per sé.
«L’alternativa - prosegue la dottoressa Parri - è attingere agli ovociti congelati della banca della fecondazione omologa. Ma il patrimonio è limitato. E, comunque, anche in questo caso dovremo chiedere alle donne se sono disposte a donare gli ovuli e verificare se sono compatibili». In entrambi i casi, inoltre, le donne disponibili alla donazione devono essere sottoposte a una esami ulteriori rispetto a quelli richiesti per la fecondazione omologa, da garantire gratuitmente».

Questo rimanda all’altra questione che, almeno in Versilia, ha fatto slittare l’attivazione dell’ambulatorio visite: la definizione della compartecipazione alla spesa sanitaria. L’assessore Marroni conferma che in 15 giorni la Toscana avrà definito la questione. L’indirizzo è di applicare per l’eterologa lo stesso ticket dell’omologa: 500 euro. Per tutti: residenti e non. «Per i non residenti - spiega Marroni - abbiamo chiesto di inserire la fecondazione eterologa fra i “livelli essenziali assistiti” per i quali si possono compensare le spese sanitarie fra Regioni. In attesa del decreto del ministero che formalizzi questa procedura, le Regioni garantiranno i rimborsi in via temporanea, anche perché non parliamo di grandi cifre (6,6 milioni, ndr)». Per la Toscana, però, è una precisazione importante: su 300 richieste a Viareggio, il 50% viene da fuori; a Careggi la percentuale è del 75%.

Martedì, comunque, è già fissata un’altra riunione a Firenze sulle tariffe «che ci consentirà di dare risposte complete a chi si rivolge al centro regionale». «Quello che non vogliamo - sottolinea Cima - è far arrivare una coppia dalla Sicilia, sottoporla alla prima visita e, poi, non essere in grado di dirle quando potrà tornare a completare la procedura. Se avessimo gli ovociti potremmo intervenire anche oggi, ma non li abbiamo». Certo «potendo accedere alle banche estere private - dice Cristiana Parri - sarebbe diverso. Probabilmente è quello che faranno i centri privati perché metteranno il costo in conto ai clienti. Noi no, anche se siamo bombardati dalla pubblicità delle banche estere: la Regione ha scelto di tenere un ticket basso e non ci rientra con i costi. Così utilizziamo le prossime settimane per sondare la disponibilità delle pazienti alla donazione. E ci prepariamo a ricevere le prime coppie a ottobre».

Eterologa, le regole delle regioni

Chiara Lalli, Filosofa e giornalista, il suo ultimo libro è "A. La verità, vi prego, sull’aborto"

Pubblicato: settembre 8, 2014

I governatori delle Regioni hanno approvato all’unanimità il documento in merito alla cosiddetta fecondazione eterologa, “Proposta di documento per il confronto sulle problematiche relative alla fecondazione eterologa a seguito della sentenza della Corte costituzionale nr. 162/2014”. Dunque tutto bene? Mica tanto. E non tanto per i contenuti (quali limiti di età, anonimato o no del donatore, colore della pelle obbligatoriamente omogeneo), ma per alcuni commenti che sembrano riconfermare la nebbia in merito e per il mancato aggiornamento delle linee guida da parte del Ministero della salute.
“[Beatrice Lorenzin] ha condiviso le linee guida delle Regioni – ha detto il governatore del Piemonte – ed è del tutto d’accordo con noi a inserire la fecondazione eterologa nei Lea (i livelli essenziali di assistenza, ndr) e a regolamentarla con un ticket che andrà definito sulla base dei costi. Ma per farlo serve una legge del Parlamento”.
Per fare cosa? La legge 40 prevede già l’applicazione delle tecniche nel pubblico, per gli aspetti tecnici – quanto costa e come rimborsare – non serve una legge.
“Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia è soddisfatto perché ‘le Regioni hanno deciso all’unanimità di andare avanti con le linee guida, affinché l’eterologa diventi una realtà e si colmi il vuoto legislativo. Sarà trattata come una cura normale e penso che si arriverà a un ticket uguale a livello nazionale’”.
Si può condividere l’apprezzamento di Zaia per la buona volontà, ma il vuoto legislativo è solo nella sua immaginazione. Caduto il divieto, per l’applicazione sarebbero bastate le linee guida (che non sono atti legislativi, bensì amministrativi; magari per Zaia non fa molta differenza).
Per Maurizio Sacconi del Nuovo centro destra è necessario un provvedimento legislativo per garantire “la piena tutela dei nascituri”. Secondo l’ex ministro il vincolo previsto della omogeneità del colore della pelle dei genitori con quello del donatore “apre inesorabilmente un’idea di selezione della specie umana che può avere sviluppi prevedibili e imprevedibili. Se ne parli in parlamento, nel luogo dei rappresentanti del popolo e non soltanto nei recinti delle élite giudiziarie”.”
Cosa intende con “piena tutela dei nascituri”? La legge 40 e alcune normative comunitarie recepite dall’Italia (2004/23/CE e ss., DLGS 191 e ss.) già lo fanno. L’omogeneità del colore della pelle e la “selezione della specie umana” sembrano essere più fantasmi per ritardare l’applicazione che pericoli o possibili danni per i nascituri. Cosa significa, poi, selezionare la specie non è del tutto chiaro.
Commenti a parte, le Regioni hanno dimostrato un comportamento più responsabile e una maggiore coscienza del ruolo istituzionale dando una risposta mentre il governo continua a rimandare. Il ministro della salute avrebbe dovuto aggiornare le linee guida, ferme al 2008, e alcune passate dichiarazioni lasciavano pensare che ci fossero tutte le buone intenzioni. Poi cosa è successo? È stato mal consigliato?
D’altra parte Assuntina Morresi, consigliere di Lorenzin, aveva dichiarato: “La Corte Costituzionale ci deve spiegare come possiamo risolvere dei problemi fondamentali per la sicurezza senza una legge […]. Senza un registro centrale, ad esempio, è impossibile contare le donazioni e controllarle, e lo stesso si può dire per le importazioni dei gameti. Supponiamo che in una coppia di fratelli uno decida di donare gli spermatozoi e l’altro di fare una fecondazione eterologa, nulla impedisce che riceva proprio il seme del congiunto. Il problema non può essere risolto rifacendosi alla legge 40, che è un provvedimento nato per vietare l’eterologa, e non bastano certo delle linee guida. Serve una legge primaria”.
Non basta nemmeno il Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita? Non basta il recepimento di direttive comunitarie? Pare di no, pare che serva una legge “primaria”.
E la dichiarazione di Lorenzin avrebbe forse dovuto far prevedere tutto questo e raffreddare qualsiasi ottimismo mal riposto: “abbiamo deciso che si poteva aspettare qualche mese, perché su questi temi deve esprimersi il Parlamento. Se il governo decide che si può prendere tempo, sono d’accordo. Del resto questa materia in Italia è stata dibattuta anni. Un po’ di attesa in più non cambia le cose”.
Un po’ di attesa non ha mai ucciso nessuno.
Le società scientifiche, intanto, hanno aggiornato le loro linee guida, inviandole poi al Ministero, ma la risposta è sospesa e l’accenno alla necessità di una nuova legge appare come l’ennesima strategia procrastinatrice, i cui effetti non possono che essere negativi un po’ come successo con Stamina.
Tanta buona volontà e tanto attivismo potrebbero poi essere investiti meglio: sugli ultimi divieti insensati della legge 40, come il divieto di sperimentazione embrionale e il divieto di usare anche quegli embrioni inadatti alla gravidanza e destinati comunque all’estinzione.
Tra una secchiata e l’altra a sostegno della ricerca per la SLA, qualcuno avrebbe dovuto ricordare i limiti imposti alla ricerca in Italia e magari chiedere di mettere giù il secchio e cercare di eliminarli.
Perché, poi, si insiste sulla necessità di garantire i criteri per la tracciabilità quando sono state già recepite le normative comunitarie al riguardo? La garanzia di sicurezza sanitaria c’è già. L’unico cambiamento è la rimozione del divieto di usare un gamete altrui; cadendo il divieto, le normative sono direttamente applicabili.
La discussione sul non anonimato sembra avere lo stesso intento, più o meno intenzionale: ritardare la disponibilità della tecnica. Se il parlamento vuole avviare una discussione al riguardo ci sarà tempo, ma intanto i centri devono applicare l’eterologa. In caso contrario si rischia di ritornare in tribunale, perché non è possibile rifiutare l’applicazione di una tecnica medica legale.
L’unica cosa che il ministro della salute, come dicevo, avrebbe dovuto fare il più velocemente possibile era aggiornare le linee guida. Perché non l’ha fatto?
“Un po’ di attesa in più non cambia le cose”.

Eterologa, le Regioni sono partite. Ma Lorenzin rilancia sulla legge 

di Barbara Gobbi  8 settembre 2014 

Detto fatto. Una volta sdoganate dalla Conferenza Stato-Regioni, giovedì scorso, le linee d'indirizzo per la procreazione eterologa in tutta Italia, le singole Giunte sono immediatamente partite con delibere e provvedimenti ad hoc. Era stata la Toscana, nel luglio scorso, a bruciare le tappe approvando il testo che ha tagliato corto sugli indugi di governo e ministero, tutt'ora alla ricerca di una via parlamentare. Su quella traccia, con la benedizione della Conferenza, ora si muovono i singoli governatori. La Liguria ha varato i propri indirizzi venerdì, mentre l'Emilia Romagna ha già annunciato che con delibera in questi giorni definirà il via agli interventi in 21 centri regionali. Le Marche  hanno deciso oggi, mentre in Veneto, Umbria e Lombardia è solo questione di giorni.
Tutte le strutture autorizzate a interventi di procreazione omologa sono abilitate per l'eterologa, così come si conferma il paletto - sempre in analogia con i criteri per l'omologa - dei 43 anni di età perché la donna ricevente possa effettuare l'intervento in ambito Ssn, cioè gratuitamente o pagando un ticket. Proprio il fronte dei costi è l'aspetto che resta più sfumato rispetto ai contenuti, per lo più molto tecnici - dall'età dei donatori alle caratteristiche degli screening per donatori e riceventi -: una volta deciso che tutti gli interventi di procreazione medicalmente assistita (pma) andranno inserititi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) da rivedere entro dicembre, occorre stabilire la copertura finanziaria. Nelle Regioni in cui si prevede di pagamento di un ticket, la cifra si aggira comunque tra i 500 e i 600 euro. A indicare la linea da seguire è Luca Zaia, il governatore del Veneto, che varerà la delibera domani: «La nostra proposta è quella di avere dei costi popolari, accessibili a tutti, in maniera tale che la fecondazione eterologa non diventi una cosa esclusiva, solo per chi può permettersela», con alternative possibili che vanno da una proporzionalità del ticket in base al reddito al pagamento di una quota simbolica.
La ministra della Salute Beatrice Lorenzin, pur plaudendo alla scelta dei governatori di regolamentare la materia con un provvedimento-tampone che attuasse la sentenza 162/2014 con cui la Consulta ha bocciato il divieto di eterologa fissato dalla legge 40 del 2014, non si stanca di ripetere che la risposta definitiva al problema, pure sul fronte dei costi, dovrà essere di rango primario. Dovrà cioè tradursi in una legge, di cui peraltro Lorenzin ha già tracciato i cardini in una lettera inviata l'8 agosto scorso a deputati e senatori. Una legge del Parlamento in materia di fecondazione eterologa «è necessaria, assolutamente fondamentale per realizzarla in modo omogeneo e soprattutto in sicurezza», ha quindi spiegato Lorenzin a margine dei lavori di Magna Carta Summer School 2014, in corso a Frascati. «Una legge - ha aggiunto la ministra - che possa quindi garantire una copertura finanziaria a lungo tempo». Pur definendo «saggia» la scelta delle Regioni di far da sé, almeno per il momento, il provvedimento presenterebbe aspetti critici, da rivedere.

Fecondazione eterologa, Valiante e Fioroni (Pd) presentano proposta di legge 

settembre 10, 2014 Andrea Camaiora 

«Alle coppie che accedono alla tecnica di fecondazione eterologa ed alle strutture sanitarie che la praticano è fatto divieto di ogni forma di selezione eugenetica»
Eterologa gratuita e volontaria, ma consentita solo a donne che non abbiano superato i 35 anni e agli uomini under 40. E poi: un registro nazionale dei donatori, la possibilità per i figli di conoscere l’identità del padre biologico una volta compiuti i 18 anni; un anno di prigione a chi non ricorre ai donatori iscritti nel Registro. Sono i punti chiave della proposta di legge depositata alla Camera da Giuseppe Fioroni (Pd) e sottoscritta anche da Gian Luigi Gigli (Per l’Italia) e da Simone Valiante (Pd). Una pdl, viene spiegato, che serve a «dare una risposta chiara alla tutela della salute, alla sicurezza della tecnica ed ai diritti dei figli».
«Anche l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo – si legge nella proposta di Fioroni, Valiante e Gigli – è consentito esclusivamente nei limiti prefissi dall’art.5 della legge 40/2004. Ulteriori procedure e tecniche sono previste nell’ambito delle linee guida di cui all’articolo 7 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, e successive modificazioni, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. La PMA eterologa è consentita anche ricorrendo all’uso di gameti femminili o di embrioni soprannumerari resi disponibili da coppie che abbiano precedentemente fatto ricorso alla PMA omologa».
La proposta dei centristi della maggioranza renziana prosegue chiarendo che «ai genitori del bambino nato da PMA eterologa non è consentito il disconoscimento del figlio anche in caso di separazione o divorzio» e, ancora, indicando le sanzioni: «La violazione degli adempimenti previsti dal presente comma costituisce reato ed è punita con l’arresto da 3 mesi ad 1 anno e con l’ammenda da € 5.000 a € 50.000».
Ma c’è di più. Valiante, Fioroni e Gigli indicano anche altri importanti limiti alla logica della provetta. «Al nato da fecondazione eterologa – si legge nella proposta di legge – qualora lo richieda al raggiungimento della maggiore età non si può opporre nessun rifiuto per conoscere l’identità del padre biologico. Con apposito decreto del Ministro della Salute saranno stabilite le modalità con cui il nato da fecondazione eterologa può interrogare il registro nazionale al fine di evitare matrimonio tra consanguinei». E poi: «Alle coppie che accedono alla tecnica di fecondazione eterologa ed alle strutture sanitarie che la praticano è fatto divieto di ogni forma di selezione eugenetica. Con apposito decreto del Ministro della Salute saranno definite le modalità di consenso informato per l’utilizzo dei gameti maschili e femminili oggetto di ogni specifica donazione e le sanzioni per chi non rispetta quanto previsto nel presente comma». Infine: «Gli embrioni soprannumerari, prodotti nel corso della fecondazione eterologa, possono essere utilizzati dalla coppia che ha avuto già un figlio tramite fecondazione eterologa e che intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando gli embrioni già ottenuti dalle cellule riproduttive del medesimo donatore. È fatto divieto di ogni altra utilizzazione degli embrioni soprannumerari e con apposito decreto del Ministro della Salute saranno definite le sanzioni per chi non rispetta il divieto».

Eterologa, perché l’incapacità della politica rischia di causare un nuovo “turismo sanitario”

Di Claudio Forleo | 15.09.2014

Lo scorso 8 aprile una sentenza della Corte Costituzionale (leggi) finiva di smantellare la legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita, eliminando il divieto di fecondazione eterologa (il ricorso ad un donatore di ovuli o spermatozoi esterno alla coppia ).

Una sentenza che avvicinava l'Italia al resto delle democrazie occidentali (Spagna, Francia, Germania e Regno Unito la consentono da anni, pur con differenze sull'accesso al trattamento) e che, come sottolineato dallo stesso presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, diventava immediatamente applicabile, poichè i centri di fecondazione assistita avrebbero potuto praticarla fin da subito "purché rispettino tutti quei paletti che la legge 40 ha fissato per la procreazione medicalmente assistita in generale e tutti i meccanismi di controllo pubblico previsti e magari talvolta insufficienti".
Ma è qui che casca l'asino, inteso come classe dirigente. A quattro mesi dal deposito delle motivazioni di quella storica sentenza, la politica nazionale se n'è lavata le mani: prima il governo ha annunciato un decreto che non è mai arrivato, poi ha rimandato tutto ad una legge di iniziativa parlamentare. Un esecutivo che va avanti a colpi di decreti e fiducie, non scorge i requisiti di necessità e urgenza per una materia tanto delicata, a quasi sei mesi dall'applicabilità del nuovo sistema.
La palla è rimasta così in mano alle Regioni, che lo scorso 4 settembre hanno approvato le cosiddette linee-guida, una sorta di vademecum da seguire in attesa che il legislatore faccia il legislatore e armonizzi la disciplina con una legge nazionale.
Il problema è che le linee guida devono essere a loro volta recepite tramite delibere. Il risultato è che il paese oggi è sostanzialmente diviso in due, fra enti locali che hanno fatto la loro parte e altri ancora fermi al palo. Ma non è tutto: ogni Regione fissa regole diverse (soprattutto sui costi), con il risultato che due coppie che vogliono ricorrere all'eterologa, della medesima età, con la stessa disponibilità economica e che abitano a pochi chilometri di distanza, potrebbero l'una accedere al trattamento e l'altra esserne impossibilitata, a meno di concedersi una trasferta. Questa schizofrenia è il risultato di una incapacità di fondo della politica unita a beghe di bassa lega, basate sulla dicotomia pro o contro l'eterologa, soprattutto per accaparrarsi i voti di questa o quella parte dell'elettorato. 

COSTI E LIMITI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
Da anni si discute sui limiti del servizio sanitario nazionale. Gli sprechi e la corruzione da una parte, i tagli lineari dall'altra, nel mezzo una politica più interessata a fare favori a faccendieri e imprenditori orbitanti nella propria sfera di influenza che a riparare i guasti (a carico dei contribuenti), mentre molti privati si spartivano i profitti.
Succede così che nella Regione Lazio, il cui disavanzo nel settore sanitario a fine 2013 era pari a 611 milioni di euro, le coppie che vorranno ricorrere all'eterologa potrebbero versare un ticket che sfiora i 2000 euro . Poco più a nord in Toscana si parla di 500 euro, in Veneto di 300 euro, in Emilia-Romagna servizio gratuito, ma a carico della coppia il costo della diagnosi pre-impianto (fonte La Repubblica). In Lombardia il governatore Maroni ha annunciato che la prestazione non sarà a carico del servizio sanitario. Ed ecco che dopo il cosiddetto  turismo sanitario verso altri paesi europei, che per 10 anni  ha condotto migliaia di coppie soprattutto in Spagna, potrà verificarsi lo stesso fenomeno, in scala ridotta, sul territorio nazionale. Laddove una coppia non potrà permettersi di pagare quanto chiesto dal proprio servizio sanitario regionale, dovrà recarsi da un'altra parte, sempre che possa permettersi di pagare spostamento e alloggio. E' solo un problema di insostenibilità della spesa sanitaria? In Italia, dove è in calo da anni come nel resto d'Europa, è pari al 9.2% del PIL (fonte Health Statistics), in linea con la media OCSE, ma inferiore ad altri grandi paesi come Francia (11.6) e Germania (11.3). Le inchieste degli ultimi 10 anni sulla corruzione e sugli sprechi nel settore rispondono, in parte, alla domanda.
E dire che la Corte Costituzionale nella sentenza depositata a giugno evidenziava proprio "l'ingiustificato, diverso trattamento delle coppie affette dalla più grave patologia, in base alla capacità economica delle stesse, che assurge intollerabilmente a requisito dell'esercizio di un diritto fondamentale, negato solo a quelle prive delle risorse finanziarie necessarie per potere fare ricorso a tale tecnica".
Alla fine di luglio il ministro Lorenzin annunciava che la pratica della fecondazione eterologa sarebbe stata inserita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza, vale a dire "quell'insieme di attività, dei servizi e delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza"). Saltato l'annunciato decreto ad agosto, tutto tace su questo fronte, nonostante la richiesta pressante che è arrivata anche dalla Conferenza delle Regioni.
Nelle linee guida approvate dalla Regioni lo scorso 4 settembre si stabilisce che può ricorrere alla tecnica la donna "in età potenzialmente fertile". Viene sconsigliata la pratica su donne over 50. La donazione di gameti è consentita agli uomini di età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40, alle donne di età non inferiore ai 20 anni e non superiore ai 35 anni.  43 anni è limite di età della donna per ottenere l'accesso gratuito (a carico del Servizio Sanitario Nazionale).
Ma anche in questo caso le Regioni possono andare in ordine sparso e ci vanno. Per quanto riguarda la gratuità del servizio e il limite d'età, il Friuli Venezia Giulia ha innalzato l'asticella a 50 anni. Non è una questione da poco: si calcola che solo un terzo delle donne che negli ultimi anni si è recata all'estero per usufruire dell'eterologa avesse meno di 43 anni.
Per quanto riguarda le donazioni invece sarà necessario istituire un Registro centralizzato che raccolga dati da tutte le regioni, per evitare quello che è stato definito, giustamente, un pericolo far-west. E mentre alcune Regioni vanno avanti, altre sono ferme al palo e il governo deve ancora rispettare gli annunci della Lorenzin, a complicare il tutto arrivano dichiarazioni politiche senza capo né coda.
"Almeno in Lombardia il pensiero unico laicista non passa. Le norme sull'eterologa difendono i bambini e la famiglia, no a deriva gay" ha dichiarato Roberto Formigoni.  Ma spara verso un bersaglio che non esiste. Le linee guida approvate dalle Regioni prevedono che "possano far ricorso all'eterologa coniugi o conviventi di sesso diverso, maggiorenni, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi".  Di quale presunta deriva gay sta parlando? Ci sarebbe da non prenderlo sul serio, se a pronunciare questa frase non fosse l'ex governatore (per 17 anni) della più ricca Regione d'Italia, oggi imputato di corruzione...in un'inchiesta sulla sanità lombarda. 
 
16 sett 2014  Eterologa alla lombarda
Sembra una ritorsione postuma nei confronti della Corte Costituzionale, che ha smontato pezzo dopo pezzo la legge 40 sulla Fecondazione assistita. Già, perché la decisione della Lombardia di far pagare l’Eterologa (con donazione di gameti) ha scarsa influenza per le casse regionali. L’avrà invece per le persone sterili che dovranno dare alle strutture pubbliche dai 600 ai 3000 euro. Nei fatti la delibera discrimina economicamente i pazienti e in base alla gravità del male. Perciò appare come una “vendetta” di quella stessa politica, cultura, che dieci anni fa approvò la più ideologica e la più perfida delle ultime leggi. Il “governatore” lombardo, Maroni, sostiene che la decisione forse cambierà se si interverrà con i Lea, i livelli essenziali di assistenza. Certo è che se ci fossero state subito le linee guida ministeriali non avremmo, almeno sui costi, una Eterologa regionale. E così nel Paese delle 21 Sanità tutto diventa possibile. Nonostante la Consulta. 

Fecondazione: Gallo, finalmente Lazio si mette in regola

Articolo pubblicato il: 17/09/2014

"Finalmente un primo atto sulla fecondazione medicalmente assistita anche nel Lazio. La Giunta regionale del Lazio ha approvato la delibera con cui si definiscono le regole per l'erogazione delle prestazioni di fecondazione medicalmente assistita nei centri della Regione Lazio. Aspettiamo di sapere l'elenco dei centri che sia pubblico sul sito del Registro nazionale Pma e la rendicontazione in base ai fondi previsti dalla legge 40". Lo dichiara l'avvocato Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni.
"Finalmente - prosegue - finisce l'anomalia tutta laziale: ricordiamo infatti che dal 2004 a oggi i centri di fecondazione medicalmente assistita nel Lazio hanno chiesto le necessarie autorizzazioni regionali, ma Marrazzo prima e la Polverini dopo non hanno mai effettuato le attività previste dalla legge 40 - autorizzazione e rendicontazione dei fondi sulla Pma. Nella scorsa legislatura, i consiglieri regionali radicali Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita avevano presentato interrogazioni urgenti sull'immobilità della Regione che non procedeva alle autorizzazioni ai centri a Renata Polverini, senza mai ricevere una risposta. La paradossale situazione in cui erano costretti gli operatori della fecondazione assistita del Lazio emergeva chiaramente andando sul sito dell'Istituto superiore di sanità, nella sezione 'Registro Nazionale Pma', in cui, selezionando la Regione Lazio, appariva in sovraimpressione la situazione di mancata autorizzazione - unica in Italia - delle strutture laziali".
Eterologa, facciamo il punto


Mentre le Regioni stabiliscono le norme, sulla fecondazione da donatore in Italia c'è ancora molta incertezza. Ecco che cosa succede

18 settembre 2014 Stefania Fiorucci 

Sembrava che con la sentenza dell’8 aprile scorso, con cui la Consulta ha giudicato incostituzionale quel tratto della legge 40 che vietava la fecondazione eterologa in Italia, le oltre 30mila coppie che ne avevano fatto richiesta potessero coronare il loro sogno. Ma poi è intervenuto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, dichiarando che, visto il vuoto normativo in materia, per l’attuazione di tali pratiche di fecondazione assistita bisognava attendere una legge. 
Un’affermazione smentita dal tribunale di Bologna, che, accogliendo il ricorso di due coppie che volevano accedere all’eterologa, ha precisato con una sentenza depositata lo scorso 14 agosto dal giudice Antonio Costanzo, che "non esiste nessun vuoto normativo che impedisca di procedere in base alle regole della medicina e alla legislazione sanitaria vigente". Il Ministro ha di conseguenza stabilito che non ci sarebbero state sanzioni per chi avesse praticato la procreazione medica assistita con ovodonazione eterologa ma che comunque una legge nazionale era necessaria perché la “sicurezza delle pazienti poteva essere a rischio”. 

Ma si può già accedere alla fecondazione eterologa?
"Certo che si può", spiega Andrea Borini, Presidente della Società Italiana di Preservazione della Fertilità. "La Corte Costituzionale ad aprile e il tribunale di Bologna l’hanno espressamente consentito. Il giudice bolognese in particolare mi ha detto che devo trattare assolutamente la coppia che si era rivolta a noi nel capoluogo emiliano. Se non bastasse, già a luglio in Toscana la giunta regionale aveva approvato una delibera per regolare la fecondazione eterologa e ora si sono aggiunte Lombardia e Lazio. Io, come dottore, ho l’unico obbligo di attenermi scrupolosamente alle le norme mediche più aggiornate e seguire le linee guida scientifiche già tracciate da chi ha grande esperienza nel settore. Posso affermare con sicurezza che verrà erogato un trattamento con buona pratica medica e che non ci saranno assolutamente pericoli per la paziente”.
Altri dubbi che avevano suscitato proteste in campo medico e legale sono stati chiariti durante i lavori della Commissione di esperti nominati dal Ministro per la realizzazione di linee guida per la futura legge. Tra i tanti, quelli relativi alla "casualità" della donatrice di ovociti rispetto alla ricevente e alla possibilità del venir meno dell’anonimato a seguito della richiesta del soggetto nato da fecondazione eterologa.
"Due concetti incomprensibili sia dal punto di vista medico sia psicologico", continua Borini. "Pensiamo al sangue: non diamo al primo che capita il sangue raccolto da un donatore. Ci accertiamo che corrisponda al suo gruppo sanguigno, così come facciamo per le piastrine e il midollo. Ci vuole compatibilità con le caratteristiche genotipiche. In questo caso il problema è scientifico: nel caso della donazione è psicologico, ma ha comunque importanza. Perché, nel caso di un bambino di etnia completamente diversa rispetto a quella dei genitori, si deve obbligare la famiglia a far sapere a tutti che si è ricorsi alla fecondazione eterologa? Un bambino che risponde alle caratteristiche fisiche dei genitori gli assicura più privacy. Non confondiamo la fecondazione eterologa con l’adozione".

La privacy
"A mio giudizio c’è un problema ideologico del Ministro della Salute nei confronti dell’eterologa”, afferma Nino Guglielmino, direttore dell’Istituto Hera di Catania. "Per questo probabilmente si è parlato di nuova legge nonostante la decisione della consulta. Forse si vuole fare una norma che possa abrogare la meno recente legge 40, e il punto sull’anonimato potrebbe essere il tasto dolente. L’anonimato dei donatori è un requisito necessario. Lo è per i donatori d’organi, perché dovrebbe essere diverso per i donatori di gameti? La non rintracciabilità del donatore rende unico, indispensabile e sacro il rapporto che si forma tra genitori e figli in base alla presenza, all’affetto e all’amore per il nato e non per genetica. Riconoscere un rapporto filiale che vada oltre la genetica apre ad alcuni un panorama inaccettabile che prevede rapporti padre-figlio anche, ad esempio, per coppie omosessuali perché l’importante non è la genetica ma il desiderio di avere una famiglia o vincoli familiari forti. Ci sono genitori genetici che si disinteressano dei figli e genitori non biologici che amano profondamente il loro piccolo. Non ci stiamo inventando niente dicendo che i rapporti familiari sono quelli che si coltivano e non quelli tra persone con lo stesso patrimonio genetico".

Anonimato dei donatori
"L'unico motivo per cui si può derogare alla privacy del donatore è in caso di malattia grave o genetica del bambino che presupponga una donazione d’organo tra viventi e di midollo" spiega Daniela Galliano dell’IVI di Barcellona. Ma oggi con lo screening genetico che viene fatto sui gameti non ci sono casi di questo tipo. Perlomeno nella nostra struttura non è mai capitato. In Inghilterra il nato da fecondazione eterologa, raggiunta la maggiore età, può far richiesta di conoscere i genitori biologici. Nella terra della privacy è un controsenso e agli inglesi non piace. Infatti, pur potendolo fare nel proprio paese, noi siamo pieni di cittadini inglesi che chiedono un trattamento di fecondazione assistita con l’eterologa perché vogliono essere liberi se comunicare o no al nascituro la sua provenienza genetica. Abbiamo un desk di accoglienza con personale amministrativo, infermieristico e medico che parla solo inglese proprio per far fronte alle centinaia di richieste d’oltremanica".  


Legge 40? È tempo di rilanciare. Intervista al bioeticista Maurizio Mori

 "Oggiscienza" mercoledì 24 settembre 2014 di Valentina Murelli

Con la sentenza della Consulta che, nell’aprile 2014, ha dichiarato incostituzionale il divieto alla fecondazione eterologa, la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) può dirsi quasi completamente smantellata. Almeno dal punto di vista normativo, ora è possibile la produzione di più di tre embrioni, la loro crioconservazione, la diagnosi preimpianto anche per coppie fertili e, appunto, la fecondazione eterologa. Eppure per Maurizio Mori, ordinario di filosofia morale all’Università di Torino e presidente dell’associazione Consulta di bioetica Onlus, questo non basta. «Fermarsi a questo punto, accontentandosi delle varie sentenze che hanno smontato la legge, significherebbe accontentarsi del meno peggio» ha dichiarato a Milano nel corso di un seminario dedicato alla legge 40 e ai diritti delle donne. «Invece potrebbe essere il momento buono per rilanciare con nuove prospettive, riaprendo una questione che è prima di tutto sociale e culturale». Per Mori, quello che ancora non funziona e che non ha mai funzionato nella legge 40, è il fatto che limita il ricorso alle tecniche di PMA alle sole coppie sterili o infertili. Lo abbiamo raggiunto per saperne di più.

Professore, che cosa non le piace di questa impostazione?
Tanto per cominciare, non sempre la diagnosi di sterilità o infertilità deriva da un giudizio medico: spesso è la coppia stessa ad autocertificare questa condizione. Quindi abbiamo una legge che, di fatto, apre la porta alla possibilità di dichiarare il falso per aggirare i limiti posti dalla legge stesse, il che mi sembra distruttivo dello spirito civico. Poi naturalmente c’è un tema di diritti: perché l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita deve essere vietato a una donna single? Una donna senza partner che voglia un figlio potrebbe arrivarci passando attraverso un rapporto sessuale occasionale: perché non permetterle di accedere a un’altra strategia?

Questo però significherebbe togliere la fecondazione assistita dall’ambito medico…

È esattamente questo il punto: stiamo parlando di terapie per persone malate o di un ausilio per un atto – la nascita di un figlio – che è una scelta personale con conseguenze sociali? Con questi vincoli noi diciamo che la nascita dei figli è una scelta medica, mentre io credo che sia una funzione personale e sociale.

Oltre alle donne single, chi altro dovrebbe poter beneficiare delle tecniche di PMA?

Penso alle donne in post-menopausa. La legge parla di coppie “potenzialmente in età fertile”. Una donna di 55 anni, se vuole un figlio, deve andare all’estero e anche questo mi sembra discriminatorio. Anche considerato che la vita media si sta allungando significativamente e che, per ragioni sociali, oggi le donne arrivano tardi a cercare la maternità. Del resto, un uomo può avere un figlio anche in età avanzata: la tecnica si limite ad aiutare le donne a riguadagnare uguaglianza su questo terreno.

E per quanto riguarda le coppie omosessuali?

Direi che oggi la discriminazione contro gli omosessuali possa tranquillamente essere considerata contraria al principio di uguaglianza.

PMA allargata, dunque. Ma farmaci e interventi costano molto: chi dovrebbe pagare?

Ovviamente il problema dei costi c’è, ma è un tema differente da quello dei diritti. Una volta stabiliti i diritti, bisognerà ripensare in termini complessivi tutta la questione dei costi. Del resto, ci sono scelte sociali che lo stato lascia ai privati e scelte sociali che lo stato supporta.

Per il rilancio di una discussione sulla legge 40 lei invita a tenere presente anche l’ambito scientifico. In che senso?

Non possiamo legiferare tenendo lo sguardo volto al passato, ma dobbiamo farlo tenendo conto di come gli avanzamenti scientifici stanno plasmando il presente e di come plasmeranno il futuro. Solo un esempio: nei topi, oggi, si possono derivare gameti – sia maschili sia femminili – a partire da cellule adulte di un organismo. Forse tra una ventina d’anni si potrà fare anche nell’uomo: significa che da una mia cellula si potranno derivare non solo spermatozoi, ma anche cellule uovo. Non possiamo fingere che queste prospettive non esistano.

Però l’orizzonte scientifico non è una delle prime preoccupazioni della giurisprudenza, come confermano i casi dei giudici che hanno autorizzato il metodo Stamina o avallato l’esistenza di una correlazione causa-effetto tra vaccinazione e insorgenza di autismo.

C’è chiaramente un problema culturale. Invece di ritenere la scienza la più grande elaborazione umana degli ultimi secoli, continuiamo a considerarla un semplice metodo, senza implicazioni filosofiche o capacità di “visione” del futuro. Il nostro atteggiamento è pregiudiziale: ogni volta che arriva una nuova scoperta ci chiediamo quali sono i suoi limiti e poi citiamo l’esempio della bomba atomica. Certo: per alcune applicazioni potrebbero essere necessarie delle regole, ma vanno pensate a posteriori, dopo aver ben compreso lo scenario che si prospetta, non a priori in virtù di un pregiudizio negativo. In questo senso il caso della legge 40 è emblematico, perché denuncia un atteggiamento tipico che è quello di valutare ogni avanzamento scientifico nel campo come contrario all’uomo.

Che cosa si può fare per cambiare questo atteggiamento?

Anzitutto cominciare a vedere la scienza come un’amica dell’uomo, e non come un mostro impazzito da imbrigliare, perché senza scienza la civiltà regredirebbe a livelli inaccettabili. Poi imparare ad applicare il metodo scientifico ai vari ambiti della vita, facendo emergere più chiaramente le potenzialità filosofiche ed etiche insite nella scienza. E infine c’è un compito per la politica, che dovrebbe smettere di limitarsi alla conta dei voti e preoccuparsi invece di promuovere fiducia nella prospettiva scientifica.


Fecondazione: De Biasi (Pd) presenta ddl "per superare legge 40"

24 SET 2014 (AGI) - Roma

Accesso alla procreazione medicalmente assistita per coppie sposate o conviventi, con il limite dei 50 anni per la donna; realizzazione degli interventi di fecondazione omologa ed eterologa nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni; istituzione, da parte del ministero della Salute, presso l'Istituto superiore di sanita', di un Registro nazionale, con "iscrizione obbligatoria", delle strutture "autorizzate all'applicazione delle tecniche" di procreazione, degli "embrioni formati" e dei "nati a seguito delle tecniche medesime". Sono alcuni dei contenuti del Disegno di legge, presentato oggi in Senato, in materia di procreazione medicalmente assistita di iniziativa di Emilia Grazia De Biasi, presidente della XII commissione Igiene e sanita', che rivede la Legge 40 alla luce della sentenza della Corte costituzionale. I 20 articoli di cui consta il disegno di legge prevedono, tra l'altro, che possano accedere alla tecniche di procreazione medicalmente assistita "coppie di maggiorenni, coniugate o conviventi, entrambi viventi, in eta' potenzialmente fertile e comunque non oltre il limite di 50 anni per la donna" e che le tecniche di procreazione "non possono costituire mezzo per la selezione eugenetica dei nascituri" (all'articolo 1 comma 2). Sul fronte dei divieti, la proposta prevede che "chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o embrioni o la surrogazione di maternita' e' punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro". Il Ddl consente inoltre "l'attivita' di ricerca scientifica sugli embrioni umani" solo "nel caso in cui vengano utilizzati gli embrioni crioconservati, che non siano destinati al trasferimento in utero nonche' in situazioni di abbandono". "La donazione di gamete e' libera, volontaria e gratuita", si legge ancora nel documento, i centri di procreazione assistita garantiscano la "tracciabilita' del percorso delle cellule riproduttive dalla donazione all'eventuale nascita" i "dati clinici del donatore potranno essere noti al personale sanitario solo in casi straordinari, dietro specifica richiesta e con procedure istituzionalizzate, per eventuali problemi medici della coppia, ma in nessun caso alla coppia ricevente". I donatori, inoltre, "non hanno diritto di conoscere l'identita' del soggetto nato" e "il nato non potra' conoscere l'identita' del donatore" le cui "cellule riproduttive non potranno determinare piu' di dieci nascite".
  Infine, secondo il Ddl il ministro della Salute dovra' definire "con proprio decreto, linee guida" nelle quali sia contenuta "l'indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita" che siano "vincolanti per tutte le strutture autorizzate" e che vengano "aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto con l'evoluzione tecnico-scientifica e sulla base delle buone pratiche cliniche". Nell'ultimo articolo, infine, si prevede che "tutte le tecniche consentite dalla legge" siano "inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza". "Il Ddl - tiene a sottolineare la stessa De Biasi - e' stato significativamente sottoscritto dai vice presidenti del gruppo Pd del Senato, Giuseppina Maturani e Giorgio Tonini, e da Nerina Dirindin, capogruppo Pd in commissione Sanita'. Un passaggio importante - aggiunge - e mi auguro che si associno altri senatori". Il Ddl, prosegue la presidente della XII commissione, e' "uno strumento che metto a disposizione del Senato per dare risposta alla sentenza della Corte costituzionale sulla fecondazione eterologa e che recepisce le linee di indirizzo in materia della Conferenza delle Regioni. Come sempre - conclude - il Parlamento fara' la sua parte". (AGI) .

Eterologa, Tesauro: “Ok tutelare salute psichica coppia ma c'é rischio speculazioni”

Per Roccella (Ncd) il presidente della Consulta ha ragione: il problema sarà la “compravendita di gameti” 

di red/dna - 24 settembre 2014 14:04 fonte ilVelino/AGV NEWS Roma 
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa in Italia, il Presidente Giuseppe Tesauro ha concesso un’intervista al portale tematico di Giuffrè Editore (www.giustiziacivile.com), nella quale commenta per la prima volta la sentenza  e fornisce alcune valutazioni di merito sul modo migliore per renderla attuabile, evitando i rischi di una speculazione sul fenomeno. Nella Costituzione italiana – ha affermato Tesauro intervistato per l’occasione da Paolo Corder, componente del Consiglio Superiore della Magistratura - c’è una “totale assenza di divieti” sulla fecondazione eterologa ed “è stato questo il primo punto di partenza della sentenza stessa”. La seconda riflessione – ha proseguito - “parte dal presupposto che la libertà di autodeterminazione della coppia, attraverso la formazione di una famiglia, non può essere in alcun modo limitata o addirittura annullata”. Senza contare la pratica diffusa di andare all’estero con tutte le conseguenze negative di pratiche legate a quello che il Presidente della Consulta ha definito “un vero e proprio mercimonio”. 
Nell’affrontare un tema tanto delicato “si è trattato di mettere insieme i diritti della persona con il diritto all’uguaglianza e con quello alla salute psichica delle persone”. In questo caso, il diritto più rilevante è risultato quello alla “salute psichica della coppia”. Ha spiegato Tesauro: “Presupposto dell’eterologa è la sterilità o l’infertilità della coppia”, alla quale, con questa sentenza, si è voluto dare “la libertà di scegliere un rimedio, una strada diversa” dalla procreazione che, per loro, “è impossibile praticare”. Questa sentenza – ha sottolineato Tesauro – “dà grande tutela alla salute psichica della coppia e garantisce concretamente la libertà di formarsi una famiglia arricchita dai figli”. Inoltre – ha proseguito – “lo Stato non può limitarsi ad emettere leggi, ma se ne deve fare carico e renderle attuabili”. Per questo motivo la fecondazione eterologa “deve entrare a far parte della normalità delle cose, anche sotto il profilo dell’assistenza, ed essere prevista all’interno del Sistema sanitario nazionale”. Si tratta di una materia “così delicata, così importante che non può essere gestita da strutture esterne”, che comporterebbero il rischio di fenomeni di speculazione economica. La fecondazione eterologa “non è assolutamente materia di mercato”. Con questa sentenza – ha notato ancora Tesauro - la Corte è intervenuta “in maniera quasi chirurgica” per eliminare una riga della Legge n. 40. A chi sostiene la necessità di una nuova legge, il Presidente della Consulta ha avvertito: “Io dico solo che il Parlamento è libero di emanare una legge attuativa, ma occorre fare molta attenzione. La legge deve essere migliore dell’attuale Legge 40 sulla procreazione assistita e non certo peggiore”. Un rischio che - ha concluso - “purtroppo c’è”. 
A Tesauro ha fatto eco la parlamentare Ncd e vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Eugenia Roccella, sottolineando come, a questo proposito, stia già emergendo “il problema della compravendita dei gameti”. La domanda – afferma - è: “Come si approvvigioneranno i centri privati?”. E soprattutto: “Cosa faranno i centri pubblici?”. Si finirà per “aprire al mercato di gameti, magari mascherato da ‘rimborso’?” In questo caso – nota ancora Roccella – “è evidente che il mercato tenderà ad allargarsi ad altri tipi di cellule e tessuti, come ad esempio il sangue”. La Legge 40 - conclude – “sanziona la commercializzazione di gameti, ma senza una regolamentazione nazionale che ne consenta una tracciabilità completa e che ne limiti l’importazione dai soli centri no-profit, come prevedeva il decreto Lorenzin, sarà difficile evitare il ‘mercimonio pazzesco’ che denuncia il Presidente Tesauro”.
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