Catania, 4 luglio 2015
Varate dal Ministero della Salute le nuove Linee Guida sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e annunciato il Piano Nazionale della Fertilità, diventa ora necessario che gli esperti - Società Scientifiche e categorie professionali di riferimento - individuino le Linee Guida sull’organizzazzione territoriale nell’ambito della PMA.
Con questo obiettivo si è articolato a Catania il Congresso ‘Il centro di medicina della riproduzione e l’integrazione nel sistema sanitario territoriale’ promosso dall’Unità di Medicina della Riproduzione (U.M.R.) di Catania e da HERA Associazione O.N.L.U.S.

Dai lavori congressuali sono emerse le prime Linee Guida sulla ridefinizione di un modello organizzativo territoriale funzionale ad affrontare la fertilità tout court: per le coppie infertili; per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche; per i pazienti oncologici; per le persone che decidono di preservare la propria fertilità rimandando il momento genitoriale.

“Considerando il momento di ristrutturazione e riorganizzazione della PMA, è urgente – afferma il Dottor Antonino Guglielmino, Presidente del Congresso e Direttore dell’Istituto di Medicine e Biologia della Riproduzione UMR/HERA - inserire la PMA nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e definire un modello organizzativo territoriale adeguato, al pari degli altri Paesi europei, fondamentale nell’orientare i pazienti e organizzare le strutture coinvolte. Ciò consentirebbe non solo percorsi terapeutici più agevoli, ma ridurrebbe sensibilmente anche la mobilità interregionale delle coppie”.

Il Congresso di Catania vede perciò riuniti, insieme con gli operatori tradizionalmente coinvolti nella PMA, quelle figure ora più che mai importanti per ottimizzare l’assistenza e il supporto alle coppie sulla base di un protocollo condiviso: medici di Medicina Generale, ginecologi ed ostetrici dei reparti ospedalieri e universitari, ma anche i responsabili delle strutture di riferimento, primi tra tutti i consultori.

“Il Congresso – afferma Vito De Filippo, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, in una nota letta in apertura dei lavori – risponde all’urgenza di affrontare in modo prospettico e completo le problematiche connesse all’inserimento della PMA nell’organizzazione sanitaria del territorio e della gestione della coppia infertile.
Affrontare le problematiche connesse alla sterilità riveste un ruolo primario per la salute psicofisica delle coppie italiane e costituisce la condizione di possibilità per lo sviluppo di una società meno conflittuale”.

Ufficio stampa:
Caterina Andò
Cell. 360212922
Oggi è stata depositata la Sentenza della Corte Costituzionale n. 96/2015 con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della L. 40/2004 laddove escludeva la possibilità alle coppie fertili ma potatrici di gravi malattie genetiche ereditariamente trasmissibili di accedere alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita al fine di poter effettuare la diagnosi preimpianto.
La Consulta ha riconosciuto che tale norma è contraria agli artt. 3 e 32 della Costituzione violando sia il principio di eguaglianza e ragionevolezza che quello di tutela della salute.
Sotto il primo profilo, infatti, la norma è irragionevole posto che, “il nostro ordinamento consente, comunque, a tali coppie di perseguire l’obiettivo di procreare un figlio non affetto dalla specifica patologia ereditaria di cui sono portatrici, attraverso la, innegabilmente più traumatica, modalità della interruzione volontaria (anche reiterata) di gravidanze naturali”.
Dal che, chiarisce la Consulta, “la violazione anche dell’art. 32 Cost., in cui incorre la normativa in esame, per il mancato rispetto del diritto alla salute della donna. Senza peraltro che il vulnus, così arrecato a tale diritto, possa trovare un positivo contrappeso, in termini di bilanciamento, in una esigenza di tutela del nascituro, il quale sarebbe comunque esposto all’aborto.”
Esultano le associazioni che da anni denunciano come la legge 40/2004 fosse il frutto, come chiarisce oggi la Corte Costituzionale, “di un di un irragionevole bilanciamento degli interessi in gioco, in violazione anche del canone di razionalità dell’ordinamento – ed è lesiva del diritto alla salute della donna”.

Il Prof. Mario Gambera, Presidente dell’Associazione HERA di Catania si dichiara soddisfatto di questo ulteriore risultato ottenuto dalle coppie. Sul punto si era già espressa nel 2012 la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo riconoscendo che il divieto di accesso alle coppie fertili portatrici di malattie generiche violava gli artt. 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Oggi la Sentenza della Corte Costituzionale elimina definitivamente dal nostro ordinamento questo limite odioso. Dispiace solo che questo risultato si abbia a distanza di anni, quando già dalla sua emanazione erano chiari i difetti della legge 40/2004, e che tante coppie siano state frattanto costrette a subire questa assurda restrizione.
120c8efe05d084a47f55d52bf1e8bb5d-e1346162308203Undici anni fa, il 10 marzo 2014, è entrata in vigore la contestatissima legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, smontata negli anni pezzo a pezzo dalla Corte Costituzionale. Il 9 aprile dello scorso anno la Corte ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa. E oggi la bella notizia: sono nati in Italia i primi bimbi con fecondazione eterologa assistita. Sono due gemelli, un maschio e una femmina, venuti alla luce a Roma. Pezzi della legge sono ancora in piedi e la Consulta si pronuncerà ancora il 14 aprile, quando sarà chiamata a valutare il divieto di accesso alla diagnosi reimpianto per le coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche.

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